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2015-04-21
Tra case e strade...
I ‘giochi’ della vita

Due anni e mezzo di bambino: sul pavimento di casa sparge e poi assembla i pezzi del Lego con logica e proporzione di colori e misure. Inginocchiato accanto al piccolo, lo guardo stupito: “Tu sei più bravo di me”. Dico alla mamma che Michelangelo e Renzo Piano avrebbero potuto cominciare così.
Appena all’uscita dalla lieta e.o pensosa benedizione del giro di famiglie, mi imbatto in un crocchio di donne davanti a un circolo ricreativo ‘esclusivo’. Quasi mi bloccano al passaggio e d’improvviso mi rimbrottano per una certa qual inadempienza circa la distribuzione dei ‘pacchi-viveri’ in parrocchia. Dunque, non escono allegre le nostre donne dalla pomeridiana sala-gioco. La piccola tempesta si placa velocemente in un cordiale saluto e un prossimo arrivederci.
Queste persone cercano pezzetti di soddisfazione in programmate tombole pomeridiane, in case o club improvvisati o consolidati, perfettamente inseriti nella tradizione locale. In giro c’è sicuramente di peggio, come documentano certi locali con sale gioco mangiasoldi e strozzapersone, e vari altri misteriosi percorsi via internet. Accanto al vizio di piccolo cabotaggio, c’è una ben altra frontiera di corruzione, nel piccolo cerchio cittadino e nel gran mondo. Cosa vuol dire pretendere dal gioco, o dal denaro, o dal vizietto privato la propria soddisfazione quotidiana?
Nemmeno è facile scovare esempi di bel gioco tra ragazzi in compagnia di adulti. Ragazzi e giovanetti si rinchiudono nelle loro solitudini anche sulle panchine sparse qua e là negli spezzoni di giardinetti, scorrazzano con giochi e penitenze che risentono del clima sbracato delle varie tv; le mamme sedute al bar lì accanto, chiacchierano sbadate. Sanno i genitori a cosa e come giocano i figli, le parole che dicono e le cose che pensano?
Mi si palesa agli occhi e al cuore la grande differenza. Che senso ha tutto questo, in paragone col bambino che gioca vicino alla mamma? In paragone con una vita affidata, pervasa dalla grazia dell’incontro con Cristo che ci chiama per nome? Bisogna tuffarsi dentro il vasto mare del mondo per percepirne il vuoto e – in contrasto - gustare la bellezza di una umanità vera e la novità del Vangelo.
Per quale ‘grande gioco’ vale la pena vivere; che cosa riempie il cuore? Un tempo passato a giocare con il proprio bambino, un gesto di accoglienza e perdono, un silenzio paziente davanti a un improperio, o magari un fiato di preghiera, uno spunto quotidiano di Vangelo all’inizio della giornata: la vita si apre a un’impagabile bellezza, nella pienezza della compagnia di Gesù. Un respiro d’aria primaverile.


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