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2016-02-09
Il pianista che suona per raccontare un incontro


>Parole e musica. Non per comporre una canzone nel clima di san Remo, ma per raccontare la vita che fiorisce dalle ferite. La disabilità, grande parola moderna per ovattare l’urto di una mancanza. L’alzheimer, che desertifica la mente. La dispersione della vita nel gioco o nel divertimento che frastorna. Stasera non siamo venuti a una seduta di addestramento per operatori sanitari, ma a un concerto per pianoforte.
Ci introduce un notturno di Chopin, riconoscibile fin dalle prime due note. Poi il pianista si alza e parla, raccontando dei suoi giri per il mondo: Los Angeles, Brasile, Portogallo, Liguria, Ferrara, stasera Chioggia. Di tutti i concerti in posti prestigiosi e fra tutti i premi ricevuti, racconta di una sera in una casa di riposo: alla fine, un uomo va a congratularsi con lui e gli indica una sedia vuota in fondo alla sala, accanto a una donna in carrozzina. “Ogni giorno vengo e sto lì accanto a mia moglie. Attendo”. Che cosa attende? Quello che è accaduto durante il concerto. “I medici mi dicono che nelle persone malate di alzheimer accadono lampi di lucidità: un riconoscimento, un sorriso. Stasera è capitato dopo un brano che lei ha suonato. Questo fatto è tutta la mia felicita!”. In un’altra circostanza, una donna anziana si è messa in piedi e ha cominciato a ballare davanti al musicista; poi ha chiamato altri e la platea si è risvegliata. La musica è piena di dissonanze, come la vita: due note che stonano; due persone che si contrastano. Accade un fatto: una terza nota accorda le prime due; un’altra presenza compone il dissidio tra le persone: forse un figlio, un amico. Forse Dio, che viene.
Che cos’ha questo musicista venuto dal Brasile, e ha incontrato tanti amici per il mondo, dalla Terrasanta a Rimini, e parla di persone che anche noi in sala conosciamo, trattandoci come amici? Questa musica non è un’esibizione, ma un racconto di vita. La percussione di un dolore, la vibrazione di un amore, il sussurro di un bacio, il canto di un’Ave Maria. Sappiamo che Marcelo Cesena (la pronuncia brasiliana nasconde l’ascendenza italiana, calabrese, dice in un’intervista) ha avuto una vita avventurosa, piena di ferite e disperazioni. Ora parla come un uomo guarito, salvato. Salvato non appena dalla musica, ma da un incontro con persone – lui dice: un incontro con Dio – che gli fa amare tutto ciò che la vita presenta, perché da ogni fessura traspare la luce.
Anche questa volta, la serata che ogni anno l’Opera Baldo di Chioggia offre in memoria del suo primo Presidente Filippo Tiozzo, è stata una proposta di bellezza e verità. Nell’Auditorium di Chioggia la musica ha raccontato la vita.


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