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2015-02-08
Millet e l'educazione
Maestro, padre e madre

Una mamma allatta il bambino, un’altra veglia il piccolo che dorme e invita il visitatore a fare silenzio per non svegliarlo; un’altra lo imbocca soffiando sul cucchiaio perché ‘la minestra scotta’. Un’altra ancora, in un gesto che è un abbraccio, introduce la figlia al lavoro di maglia. I visitatori, grandi e piccoli, guardano stupiti i quadri di Millet e annotano la tenerezza infinita del passaggio generazionale, fatto di protezione e di trasmissione.
Questo rapporto di comunicazione si espande in modo sorprendente nella vita e nell’opera di Millet, il quale non solo nasce in una famiglia numerosa e alleva una nidiata di figli, ma a sua volta viene eletto a maestro e padre da un genio della pittura, Van Gogh. Questi, approdato a Parigi nel 1875, scopre Millet alla mostra di pastelli allestita alla sua morte per la vendita dell'intero studio. Subito ritrova un’affinità per la scelta del clima e dei soggetti campestri. Quando, nel suo dramma esistenziale, Van Gogh viene privato della possibilità di dipingere dal vivo, i quadri di Millet diventano temi di ispirazione e oggetti di riproduzione. Il pennello dell’imitatore li fa rivivere, come nella scena del bambino che impara a camminare, o dei contadini addormentati accanto ai covoni. Il salto è netto con il seminatore. Già in Millet la figura del seminatore è piena di energia: l’intera persona, volto e membra, vibra nel gesto della semina. Quando Van Gogh ‘copia’ la stessa figura, la inserisce nella vastità del campo; una seconda volta la immette sullo sfondo del sole; la terza volta sintetizza insieme seminatore e sole, in una sorta di unità mistica. E’ il tratto del genio.
Veniamo introdotti a comprendere che cos’è il passaggio educativo. Il discepolo e il figlio guardano il maestro e il padre, e credono di imitarlo. In realtà il proponimento di fedeltà e sequela diventa predellino di lancio per un’avventura nuova. Abbiamo bisogno del padre e del maestro non per scimmiottarli, ma perché la semente da loro gettata cresca in modo originale nel campo della nostra anima. Non uno standard, ma una novità. Così è accaduto per Van Gogh rispetto a Millet. Per fare un altro grande paragone, è accaduto anche per Dante rispetto a Virgilio. Accade per ogni figlio che ha accanto padre e madre, come suggerisce papa Francesco in queste settimane.
E dunque, perché immaginare una ‘società senza padre’, o senza che il padre possa essere chiaramente identificato e attentamente guardato? Né si può crescere come ‘figli orfani in famiglia’, ma con un padre e una madre accanto, saggi e vigilanti. Si diventa se stessi guardando e imitando chi ci è maestro e padre e madre.


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