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2015-04-11
Tempo pasquale

LA PASQUA CHE CONTINUA

Non è stata una Pasqua come le altre. Non è una primavera come una volta. Non solo per il perdurare del clima freddo, per la Veglia pasquale tormentata dalla pioggia e per i restanti giorni ventosi. Siamo sorpresi per una strana coincidenza di tempi. Quello che rievochiamo dal passato, nei giorni della Settimana Santa e poi nel tempo della Pasqua, ci scorre davanti agli occhi nella trama di notizie e immagini che invadono i teleschermi. Qualche tempo fa appariva normale rievocare la passione di Cristo attraverso sequenze cinematografiche più o meno appropriate. Da bambino vedevo accorrere le folle del paese a vedere non so quale film su ‘La passione di Cristo’. Più recentemente, straordinarie produzioni cinematografiche hanno ripreso la vita e la passione di Cristo con figurazioni dell’arte rinascimentale o col tormento dei lager. Ora la tortura, l’oppressione, il martirio ci si presentano nelle carni dilaniate dei cristiani dell’Oriente e dell’Africa, nelle chiese distrutte e nel torpore dei campi profughi. Il corpo di Cristo riappare ferito come lo descrivono i Vangeli e come si svela nella Sindone. E insieme l’odio, la rabbia, la sorda vendetta di chi mira a sradicare Cristo e ogni sua impronta umana.
Eppure non solo di passione si tratta. Non solo distruzione e morte. Da quando i martiri cristiani appaiono sulla scena dell’attualità e non più solo nei racconti delle persecuzioni nel circo dell’Impero romano, riemerge la figura di Cristo, l’Amato e invocato. I ventuno cristiani sgozzati sulla spiaggia, i 150 studenti colpiti a morte nell’aula studio dove pregavano, la schiera di persone in fuga con le masserizie e i bambini appresso; ma anche il filmato della bambina nel campo profughi, che ringrazia Dio per aver salva la vita, per l’acqua e il pane, per la grazia di saper perdonare.
Cristo amato più della vita, invocato e ricercato come speranza per sempre; Cristo per il quale si può vivere e morire. Cristo che supera schemi, convenzioni, pratiche ripetute, morali ingessate, e riappare come Persona reale, fragile nell’umanità e imponente nella divinità. Cristo non ridotto a statua di devozione, ma risorto e vivo. Anche tra noi, Cristo amato e adorato nell’Eucaristia come il ‘Rabbuni’ - Maestro mio! – della Maddalena; toccato e servito nelle persone deboli. Cristo che ci abbraccia con misericordia; e una nuova attenzione al Vangelo, ascoltato e accolto con intensità da una schiera di genitori e ragazzi, e il desiderio che riprenda l’esperienza della fede.
E’ un grande Cristo pasquale che pervade le liturgie, rende sincere le parole, umanizza gli sguardi. Anche nel cuore del nostro cristianesimo di superficie tornano a scorrere il sangue dell’Agnello Pasquale, l’acqua della vita, il vento dello Spirito, che salvano il mondo.

don Angelo


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