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2012-02-14
La "nuova" cristologia
Il Cardinal Amato sarà a Chioggia, Auditorium S.Nicolò, martedì 14 febbraio ore 21. Tema dell’incontro: “Questo Gesù: un Uomo che è Dio”
 
Ho sottomano le cinquecento pagine del volume di Angelo Amato su “Gesù il Signore, Saggio di cristologia”, nella sua prima edizione risalente al 1988, appena due anni prima che si concludesse il mio insegnamento della stessa disciplina teologica. Non ho fatto quindi in tempo ad ‘adottare’ a scuola questo testo, che mi apparve subito chiaro, sintetico, completo, e in linea con quelle acquisizioni che cercavo faticosamente di fare mie. Nei decenni precedenti si stava riversando nella teologia insegnata nei seminari la nuova impostazione di metodo e in qualche misura anche di contenuto, e la cristologia si rivelava il luogo in cui il cambiamento si poteva percepire in modo più evidente. Si stava passando dalla considerazione ‘ontologica’ della persona di Cristo, alla sua descrizione di tipo storico. Il trattato teologico precedente dedicato a Cristo lo presentava come  il Verbo incarnato e redentore e lo descriveva nelle sue ‘componenti’: la persona divina di Cristo, le sue due nature, divina e umana; il suo sacrificio redentore. Ne risultava qualcosa di statico e lontano dalla vita e dalla storia. Proprio la storia era invece l’ambito in cui la nuova trattazione di Cristo andava sviluppandosi. Prima di tutto la storia stessa di Gesù, proposta nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento,  espressa nei Vangeli e nelle lettere che esprimono la visione di Cristo prima e dopo la Pasqua. E quindi la storia della teologia, sviluppata attraverso le controversie e le eresie, gli interventi dei Padri della Chiesa e i pronunciamenti dei concili di Nicea e Costantinopoli, fino agli approfondimenti dei secoli successivi. Gesù viene guardato nella sua realtà esistenziale; la sua identità viene indagata e scovata partendo dai fatti della sua vita, considerati come ‘misteri’, cioè avvenimenti che dicono l’identità del Figlio di Dio e ne esprimono l’azione di salvezza. Il ‘trattato’ su Cristo viene esso stesso a collocarsi all’interno della storia, e viene considerato nel contesto della cultura contemporanea dalla quale sono sorti nuovi modi di guardare Cristo e quindi nuovi modelli di cristologia. Si offre nuovo spazio a quei fatti e a quegli aspetti della fisionomia di Gesù che al massimo erano relegati alla considerazione della devozione personale, come la preghiera di Gesù e il suo celibato e si allarga lo spazio di approfondimento del valore della discesa agli inferi e della risurrezione. Torna in auge quindi l’attenzione al ‘mistero’ di Cristo e ai suoi ‘misteri’: l’incarnazione e la vita del Signore, nel loro accadere storico rivelano l’identità del Signore e attuano la sua opera di salvezza per gli uomini. Tutto questo e altro ancora è espresso nel ‘Saggio di Cristologia’ di Angelo Amato in modo ordinato e preciso. In interventi successivi il Cardinal Angelo Amato ha sviluppato i temi della ‘unicità’ di Cristo Salvatore rispetto ad altre proposte di salvezza e quello della sua effettiva storicità, ritornati ampiamente sulla cresta dell’onda in questi ultimi tempi. Nel suo prossimo intervento all’Auditorium di Chioggia, la sera di martedì 14 febbraio, il cardinale svilupperà il tema della identità di Gesù, Uomo e Dio, nel contesto del dibattito contemporaneo.
 
In questi giorni – giovedì, venerdì, sabato 9-11 febbraio – si svolge a Roma un Forum su ‘Gesù nostro contemporaneo’. Ecco una riflessione.

Gesù, contemporaneo
Gesù, il passato non basta. Non basta sapere dove è nato, cosa ha fatto, come è morto. Non basta riconoscerlo risorto e salito al cielo, che pure è il compimento della fede cristiana. Oggi è quasi superato il pregiudizio, storico o ideologico, che mette in dubbio gli elementi fondamentali della storia di Cristo e contesta l’attendibilità dei racconti evangelici: la storia è storia e i documenti sono documenti; le testimonianze su Cristo sono assai più dirette e abbondanti che non quelle su qualsiasi altro personaggio dell’antichità. Ma anche l’attendibilità storica non basta. Non basta a noi e non è sufficiente a manifestare l’intera fisionomia di Gesù. Mentre vivo, incontro, amo, lavoro, soffro, spero, attendo, non mi soccorre e non mi sostiene un avvenimento del passato, una buona memoria di una storia finita. Giovanni e Andrea che sul greto del fiume hanno posto i passi dietro a lui e poi sulla riva del lago sono stati chiamati dalla sua voce insieme con i fratelli Giacomo e Pietro, si son visti davanti un uomo vivo, presente, così come la gente che nella sinagoga si è stupita dellasua parola autorevole. Noi non siamo da meno, e non possiamo accontentarci del fiato flebile del ricordo; non ci cattura quello che altri hanno vissuto. Noi cerchiamo “una mano che ce lo porge ora, un volto che viene avanti ora, del sangue che scorre ora, una risurrezione che avviene ora”. Come? Invece che i capelli che volano al vento sulla riva o la voce che dalla barca di Pietro raggiunge la folla sulla spiaggia; invece che la sua bocca che si apre e si chiude, e i gesti agili di un uomo giovane, noi lo cerchiamo oggi nelle presenze umane, lo ascoltiamo nella voce della donna coreana che canta Et incarnatus est dalla Messa di Mozart, e lo abbraccia nei gesti che accompagnano ogni nota. Questo Gesù arriva a noi nella carità dei fratelli vicini in una misericordiosa amicizia, nel nuovo annuncio che fa ancora vibrare e commuovere il cuore. Egli è ancora intensamente vicino, come accanto a Maria la Madre e all’altra Maria la peccatrice, accanto a Pietro e a tavola con Zacchèo, vicino ai lebbrosi e severo con gli scribi. “Il suo corpo, il suo medesimo corpo; il suo sangue, il suo medesimo sangue. Egli è qui. È qui come il primo giorno… Una parrocchia ha brillato di uno splendore eterno. Ma tutte le parrocchie brillano eternamente, perché in tutte le parrocchie c’è il corpo di Gesù Cristo”. Le parole di Péguy descrivono l’esperienza di noi, uomini d’oggi che incontriamo il Signore Gesù nostro contemporaneo.


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