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2015-08-11
VIVE COME L'ERBA
Storie di donne nel totalitarismo


Più che raccontare come si è svolto l'incontro con Giovanna Parravicini (giovedì 30 luglio, in cattedrale), mi piacerebbe trasmetterne lo spirito, e spero di riuscirci.C'è stato all'inizio un momento introdutttivo del parroco, don Angelo, che lo ha contestualizzato all'interno delle iniziative scelte in preparazione della Festa dell'Assunta (che ricorre il 15 di agosto). Ha detto:" La Festa dell'Assunta è una festa grande come questa cattedrale e Maria è il punto di sintesi di tutta la vita cristiana".
Pierluigi Bellemo ha poi presentato brevemente G.Parravicini, sottolineando la mole di lavoro da lei svolto (è autrice, tra l'altro, di numerose pubblicazioni) per far conoscere la storia della Russia, coltivando anche un interesse particolare per la storia dell'arte di quel Paese. A questi momenti iniziali, è seguito l'intervento della relatrice che ha saputo affrontare un tema così importante, come quello della mancanza di libertà all'interno del regime totalitarista sovietico, con molta semplicità.
Il suo è stato un raccontare pacato (intervallato da una breve intervista e immagini proiettate sullo schermo) che ben si accordava al clima amichevole della serata. G.Parravicini ha raccontato di donne russe, che pur private concretamente del diritto alla libertà, hanno saputo vivere da persone libere.
Ha citato il libro "Vive come l'erba", scritto insieme ad altri due autori, che raccoglie le "Storie di donne nel totalitarismo" e di alcune ha saputo riportare l'intensità del pensiero, la capacità di resistere al male del totalitarismo, la riconoscenza per l'incontro con le persone e per i momenti lieti vissuti in luoghi davvero tristi, la cura nel coltivare la bellezza e nell'aiutare chi ti è prossimo, la fede viva che non lascia spazio alla disperazione.
Qualcuna l'ha conosciuta personalmente e questo ha fatto di loro delle persone con cui condividere un tratto di strada (il suo rapporto fraterno con Ol'Ga Popova continua ancora). Parlare di Joanna Rejtlinger, di Ekaterina Pescova, di Kommunella Markman e delle altre donne richiederebbe troppo spazio, ma se vorrete conoscerle vi basterà leggere il libro. Penso ne valga la pena!
Concludo riportando le parole (lette da G.Parravicini) di una di loro:" La cosa più dura e allo stesso tempo più bella in carcere è che si è costretti a entrare in rapporto con persone con le quali si è vicini solo perchè sono anch'esse sottoposte alle stesse condizioni. Così uno capisce che il prossimo è prossimo, ossia una persona del medesimo genere umano. E quando inizi ad accogliere l'uomo creato da Dio, senti crescere in te una responsabilità particolare verso l'altro fino ad arrivare a quella carità evangelica che ama il prossimo come se stesso".
Alfreda Rosteghin


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