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2015-09-26
Volti e persone
EXPO

Mi colpiscono i visi: un seguito sterminato di visi, nella folla che percorre il decumano, l’immensa via dritta che attraversa lo spazio dell’Expo. Altra gente si muove per le vie laterali, entra nei padiglioni o rimane pazientemente in fila anche per molte ore per entrare in quelli più gettonati, come Italia e Giappone. Visi inediti di gente sconosciuta scorrono come ondate di un largo fiume: chiari, aperti, espressivi; o vuoti, assenti, rassegnati; larghi e piatti, tirati e trascurati; belli e limpidi o sbilenchi e incavati, sproporzionati o composti; leccati e tirati oppure appassiti e scarni, gentili o sgraziati. Italiani, europei, asiatici, cinesi tondi e giapponesi sottili… Quanti aggettivi si possono usare per descrivere visi che, quando esprimono l’anima, diventano volti. Donne e uomini, bianchi e negri o gialli, anziani, persone in difficoltà e in carrozzina, bambini docili o saltellanti, ragazzi a gruppetti interessati alle loro trame.
Come fa Cristo a scoprire il volto di ciascuno e volergli bene!? Egli che fu un volto tra i miliardi della storia umana eppure così straordinariamente diverso da tutti, riconosciuto come eccezionale o rigettato come inutile! Nel suo volto trova origine la dignità dei tanti volti diversi. Come nella migliore agricoltura, variamente segnalata nei padiglioni, non trattata a monocultura, ma con semine diversificate, per la diversità di piante e cibi (“Se ci cibassimo tutti alla stessa maniera, l’umanità sarebbe finita” recita uno slogan). Lungo le vie dell’Expo la nostra veloce passeggiata ci conduce ad annusare profumi di sementi, piante e cibi, mentre commentiamo le meraviglie architettoniche di costruzioni a vela o in legno o in vetro. Un mondo pervaso dall’incontro fertile e vivace di uomini di ogni terra, che si intrecciano, conoscono, imparano, lavorano, progettano, inventano, producono piante, animali, macchine, in tutte le aree, in tutte le condizioni di acqua, terra e sotto terra. Sterminata potenza e duttilità dell’immenso pianeta creato e tutt’ora in gestazione, creatura che deve ancora esprimere il meglio di sé, capace di alimentare miliardi e miliardi di uomini.
Qualcuno osserva: ‘Manca un qualsiasi segno religioso’. Né è possibile dire che il grande albero della vita, posto alla confluenza tra cardo e decumano, ne rappresenti un richiamo: troppo mutevole e fantasmagorico, quasi simbolo carnevalesco. Il segno è già questo scorrere nuovo dei giorni della creazione.
Improvvisamente eccoci davanti a uno spazio vuoto: il padiglione di Israele è chiuso per una importante festa ebraica, Yom Kippur. E’ questo il segno religioso, che il popolo di Dio ancora una volta consegna al mondo? Più avanti, a una svolta, quasi nascosta ma imponente, la statua d’oro della Madonnina del Duomo di Milano brilla alla luce del tramonto. Ecco il volto che trattiene e riconsegna – trasfigurati di bellezza – tutti i volti.


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