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2015-10-18
fede-storia-arte
LA FIORITURA DEL BATTESIMO

Presentare il sacramento del Battesimo ai genitori dopo aver visto il Battistero di Firenze, è tutta un’altra cosa. Il ‘mio bel San Giovanni’ di Dante spazza via ogni sentimentalismo nel guardare i bambini e ogni moralismo che pretenda dai genitori un impegno impossibile. Il Battistero, con annessi Cattedrale e Campanile di Giotto, che più volte ho visto a Firenze, li rivedo al Meeting di Rimini, in una mostra visiva e ‘parlante’ che ne svela storia e significato. Il Battistero è l’unico dei tre monumenti che Dante abbia potuto vedere. A quei tempi, i lavori duravano secoli. Godiamo oggi del genio di Ghiberti, Giotto, Arnolfo, Brunelleschi, nonché dei lasciti delle associazioni di commercianti e banchieri della ricca Firenze che commerciava in tutta Europa con l’oro del fiorino.
Racconto ai genitori che Dio ha fatto il mondo in sei giorni: il sesto è impegnato per la creazione dell’uomo; nel settimo, Dio si è riposato; l’ottavo giorno è l’inizio della nuova settimana di tempo che serve per ri-creare l’immagine sfigurata dell’uomo. Dio riprende a lavorare nella storia della salvezza, giunta a compimento nel Figlio Gesù. Il Battistero ottagonale indica l’inizio della nuova settimana di lavoro, culminata nella risurrezione di Gesù. L’ottagono viene riprodotto con le stesse dimensioni nel recinto dell’altare del Duomo; viene poi ampliato nel giro dell’immensa cupola. L’opera di Dio prosegue nella Chiesa, che abbraccia l’intera vita dell’uomo con i sacramenti. Significativamente, nel campanile, che rimane sempre ‘fuori’, Giotto raffigura i mestieri dell’uomo, perché tutta la vita umana è consacrata al Signore e prosegue l’opera della creazione; Giotto raffigura anche i mestieri di Dio, cioè le azioni sacramentali. Santa Maria del Fiore è la grande cattedrale costruita per contenere l’intero popolo di Dio; è la Chiesa-Maria, Madre e grembo che genera la vita e la fa crescere.
I quattro genitori ascoltano, stupiti di essere presi dentro un’opera di così straordinaria meraviglia. Il piccolo bambino, in braccio al papà, comincia a frignare, per far sapere che ha fame. Anche a lui – nel segno sacramentale - arriverà il dono di Dio materializzato in piazza del Duomo a Firenze attraverso la genialità degli artisti, la ricchezza dei commercianti, l’orgoglio dei cittadini e la fede di tutti. L’annuncio racchiuso nelle pietre e nelle forme della bellezza torna a parlare a noi uomini post-moderni. Celebriamo, cantiamo, viviamo come nani sulle spalle di giganti, come bambini introdotti nella vita da padri e madri e nonni e antenati ancora vivi nelle opere compiute e nella fede trasmessa. Come non essere grati per l’eredità di questa bellezza e ricchezza, di questa fede e questa grazia?
Don Angelo


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