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2015-11-02
ovembre Defunti


La vita a tre dimensioni

Un cammino verso il passato o un salto in avanti? Il due novembre è l’una e l’altra cosa insieme, anche se la temperie del tempo che viviamo induce a concentrarci nell’attimo fuggente, e fa svanire i contorni della memoria e delle previsioni, che non siano quelle del tempo che farà. Nei radi e complicati giri dei cimiteri, ancora la memoria indugia nella rievocazione dei tempi trascorsi e lo sguardo si protende verso l’oltre. La fede cristiana riapre la terza dimensione della vita, rimandando ‘oltre’ il passato e il presente. ‘Cosa c’è di là’? Dove sono i miei cari, le persone amate, ora che persino le loro ceneri sono dissolte? La fede del giorno dei Defunti sbarazza la nebbia e spalanca l’orizzonte per far intravvedere Paradiso e Purgatorio. Anche Inferno? Quest’ultimo lo sperimentiamo crudamente in anticipo nell’abisso di perversità che deforma cuori e menti e azioni fino a diventare imposizione di norma ‘civile’ o egoismo di barriere di filo spinato. Dovrà pur esserci un ‘luogo’ dove venga riversato tutto il male del mondo, e vi rimanga imprigionato per l’eternità.

Nel contempo il respiro di Dio viene a farci vivere per l’eternità. Il Purgatorio purifica l’aria dalle polveri sottili, solleva il cuore dall’incubo della tentazione, e ci appresta ali per volare. Come possiamo collaborare dalla terra a questa salita fino al Paradiso? Preghiere e opere buone contribuiscono alla costruzione della nave che attraversa il mare dell’eternità fino al trono di Dio. Quando visitiamo le tomba o i loculi del cimitero, il dialogo con i defunti diventa preghiera di comunione tra quanti si pongono sotto l’ala della misericordia. Ci attacchiamo a Cristo, alla Croce del Calvario e alle piaghe gloriose del Risorto e ci convochiamo nella celebrazione eucaristica per partecipare alla comunione dei santi, dove il bene di ciascuno circola a beneficio di tutti. Chi ci precede sull’altra sponda del tempo, attende un lampo di riconoscimento e uno spunto di solidarietà.
A questo servono la preghiera e le opere di carità: si chiama ‘suffragio’, collaborazione comunitaria all’aiuto reciproco. Anche se la giornata del due novembre è appiattito nel giro delle attività consuete, vorremmo non perdere il vantaggio di uno spiraglio va ‘oltre’, vorremmo non perdere la sapienza che ritrova tutte le dimensioni della vita, vorremmo non perdere i legami che attraversano il tempo fino all’eternità. Il volto dei nostri cari non riaffiora solo dalle fotografie della memoria, ma diventa lo specchio dove ritroviamo il passato, il presente e il futuro, nel volto del Padre che ci ha creato e ci ama, del Figlio che ha spalancato la porta dell’infinito, dello Spirito che fa abitare cieli nuovi e terre nuove.


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