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2015-12-30
L’ANNO VECCHIO …E IL NUOVO

TE DEUM LAUDAMUS
Un’amica manda un messaggino: “Dovresti consigliare alle persone di dire più spesso il Te Deum. Non basta dirlo una volta a fine anno”. Nel mondo delle lamentele, è un consiglio da prendere al volo. E dunque comincio a infilare l’invito tra le persone in gran traffico - che prende le mosse assai in anticipo - per i festini di fine anno. Il Te Deum fa bella mostra di sé nel tabellone degli avvisi in Chiesa. Te Deum Laudamus, perché?
Perché, con un altro anno alle spalle, ci ritroviamo ancora vivi. Un anno dopo ci ritroviamo ancora cristiani. Basterebbe questo! C’è tutto l’universo al nostro servizio, per farci vivere, e tutta la storia si è mossa per farci cristiani. Tutto noi riceviamo. Viviamo perché riceviamo: l’aria e l’acqua e il cibo e il vestito; la terra e il cielo e il sole e il mare; le persone che ci amano, ci servono, ci accompagnano; quelle che ci seguono, ci provocano, ci contestano, ci trascurano. Riceviamo i giornali, le notizie, l’arte, la bellezza, i progetti, i sorrisi, i pianti; il mondo, l’universo, l’umanità; le stagioni, il freddo, il caldo, la primavera.
Viviamo in grazia di tutto quello che ci fa vivere e che noi non abbiamo creato, il dono delle cose e delle persone. Sostegno e bellezza per il corpo e per l’anima; compagnia per la vita e strada aperta per il compimento.
Te Deum Laudamus. Riceviamo Gesù. Gesù come i primi, e anche di più, perché lo riceviamo con il cumulo di bellezza e di umanità nato da Lui e cresciuto nel tempo. Gli scritti e gli scrittori, i santi e le opere, le preghiere e gli oranti, i canti e i musicisti, le chiese e i costruttori, i campanili e i campanari, le liturgie e i sacerdoti, la misericordia e i misericordiosi, la confessione e i confessori, l’eucaristia e i celebranti, la carità e gli operatori di carità. Rivoli e ruscelli e torrenti e fiumi e laghi e mari di Grazia che hanno attraversato le pianure della storia per portare fino al nostro tempo, fino al nostro spazio, fino a me e a te, la Presenza che ci sostiene, ci consola, ci apre al futuro. Tante persone, uomini e donne, padri e madri, sacerdoti e suore, hanno attraversato steppe e boscaglie per portare fino a noi il Signore. Si sono imbrattati i vestiti e qualche volta forse si sono sporcata l’anima per condurre a noi il buon deposito della fede e dell’amore cristiano.
Quest’anno Gesù è arrivato a me con l’ultima consegna dei preti che sono morti tra le sue braccia, con la fedeltà delle persone che l’hanno servito, con l’amicizia dei compagni di strada nella fede, con l’indifferenza di molti, la lontananza di altri, l’inimicizia di qualcuno. Il nostro bisogno è stato accolto da Cristo in modo particolare con l'anno giubilare; l’ultimo dono è stato l’ingresso dalla Porta Santa del Giubileo, con la gioia della folla e le successive impreviste complicazioni. Ancora mi trovo a desiderare, ancora a ricominciare, ancora a sperare. Ancora a credere che il mondo si rinvigorisce e non si spegne, cammina e non si ferma, rinasce e non muore. Riprendo il cammino con la Chiesa intera, con la mia comunità, con il dono prezioso di amici sacerdoti e laici e di tanti fratelli. Ogni anno, ogni giorno, ogni ora, seguendo Colui che cammina avanti e ci conduce al compimento, Te Deum Laudamus.


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