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2013-10-20
IL NOSTRO COMPITO
Siamo attraversati da un senso di impotenza. Gli avvenimenti ci incalzano senza che li possiamo in qualche modo condizionare. La politica ansima nell’intreccio di ricatti e minacce. La vita sociale è complicata dalle remore della burocrazia e la crisi delle famiglie frantuma le speranze. E poi, d’improvviso ma non troppo, la tragedia nel mare di Lampedusa, uomini, donne e bambini annegati e dispersi; e poi nel Canale di Sicilia e chissà ancora dove. Guardo le nostre parrocchie e le persone che vi girano intorno, i vecchi in carrozzella portati all’ora di sole nei giardini pubblici e i ragazzi che giocano in cortile. Stiamo lanciando nuove passerelle tra diverse sponde umane, tentando nuovi rapporti e collaborazioni. Come possiamo aiutarci? Quale compito ci spetta? Verso quale speranza camminiamo? Quale compagnia ci sostiene? Di giorno in giorno e quasi di minuto in minuto le parole e le azioni di Papa Francesco arrivano a sorprenderci e a correggerci, tracciandoci la via. Andiamo al lavoro - chi ce l’ha - ; portiamo i figli a scuola, e lunghe file di studenti delle superiori scendono dagli autobus o sciamano in bicicletta, e altri grappoli di persone sostano alle fermate interurbane. Tante piccole vite percorrono strade e affollano scuole, palestre, luoghi di lavoro, riempiono i bar, camminano in piazza, affollano i supermercati, entrano nei negozi. Da quale monte o da quale canale ci verrà l’aiuto? Cosa potremo fare perché il mondo cambi, perché la speranza cammini, perché risorga la decisione di vivere? Le circostanze che viviamo richiamano ciascuno a svolgere il compito che gli spetta. Ciascuno risponderà di persona lì dove si trova, a casa, nel lavoro o nell’educare i figli. In questi giorni ci incontriamo in parrocchia con gruppi di genitori; si parla dei figli e del loro futuro; della vita che cresce e si complica; della fede che dona speranza e che trasciniamo con pigrizia. Possiamo ancora aprire il Vangelo, incontrarci alla Messa, chiedere la Grazia di Dio e avviarci in una strada di solidarietà, di intesa, di aiuto. Porteremo a scuola i figli gli uni degli altri; li aiuteremo a studiare e a giocare, accompagnandoli nella scoperta della vita e nell’esperienza della preghiera. Ciascuno nella propria condizione e nella misura della sua libertà. “Sembra poco, ma è tutto”, ci viene suggerito. “Perché passa tutto da lì. L’unica, vera Speranza entra nel mondo bussando lì: nelle nostre vite, nelle nostre fatiche, nella nostra giornata”. don ANGELO

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LA TRAVERSATA

la vita non è una traversata solitaria…

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