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2014-05-23
I giorni
DÌ FRONTE A UN UOMO
I giorni DÌ FRONTE A UN UOMO Non una tessera particolare nel grande mosaico della Chiesa, ma uno sfondo, anzi un fondamento della vita e dello stesso cristianesimo. Quello che è risultato evidente attraverso i tre interventi che hanno presentato la biografia di don Giussani nella serata di Mercoledì 14 maggio al Kursaal di Sottomarina, è stato non appena la descrizione di un carisma particolare che accentua un aspetto specifico della vita cristiana, da collocarsi in buona armonia accanto ad altri, quanto piuttosto un ‘a fondo’ sugli elementi essenziali che lo costituiscono e che appartengono a tutti. Come se lo specchio appannato ritornasse a risplendere rivelando tutto lo splendore del volto di Cristo e di quanti lo seguono. Giussani, nella ricchezza della sua eccezionale personalità e alla scuola della grande sapienza ambrosiana acquisita in Seminario, ha messo in piena evidenza la struttura stessa del cristianesimo. Attraversando la fitta boscaglia delle interpretazioni sulla lettera della Bibbia, dove spesso è andato a disperdersi il fatto cristiano, ha puntato l’occhio su quanto è avvenuto nella storia: l’avvenimento di una presenza nuova nel mondo, l’incarnazione di Dio tra gli uomini, l’apparire di una umanità nuova. Come diceva uno dei relatori: Giussani parlava del Vangelo come uno che fosse in quel momento partecipe dei fatti che raccontava. Questo è possibile perché l’incarnazione permane nel tempo in forza della risurrezione: Cristo è presente e vive nella Chiesa, cioè nell’unità – non solo simbolica e intenzionale, ma reale e sperimentata - di quanti credono in lui. Questo annuncio fondamentale, tuttavia, resterebbe astratto e lontano se non arrivasse a incrociare l’uomo concreto. Ed è il secondo aspetto messo in pieno rilievo nella vita e nelle parole di don Giussani: il ‘cuore’, cioè quelle esigenze costitutive che ci proiettano nella storia con una domanda di bellezza, verità, amore, giustizia, e che definiscono la struttura di ogni uomo che vive sulla terra. Rispetto a queste esigenze Cristo si fa incontro come risposta e come compimento. E’ un annuncio che non si limita ai termini verbali, ma che si gioca nella vita, si sperimenta in un paragone concreto. Giussani è pieno di energia, entra come un uragano nelle aule di scuola – al liceo Berchet o all’Università Cattolica – e provoca i giovani che incontra a un paragone reale attraverso l’amicizia, l’affronto culturale e il giudizio su quello che si impara e quello che succede, l’azione di carità e di missione. Giussani incontra tutti, ogni genere di persone e di situazioni, perché si impatta con l’umano, ricco di contenuti e di domande: studenti e genitori, atei e cristiani abituati, miscredenti e gente in ricerca, gente povera e grandi personaggi; e tutte le situazioni e i drammi dell’esistenza, ponendosi all’origine di un numero straordinario di iniziative, come tentativi di risposta ai bisogni e ai drammi dell’uomo. Una simile prospettiva permane anche dopo che don Giussani ha concluso il suo cammino terreno. E’ il cristianesimo messo alla prova dei fatti, verificato nella sua valenza di esperienza di liberazione dell’uomo e di vita buona. Il paragone con don Giussani, con la sua personalità, le sue intuizioni, le sue parole, risulta ancora vivace e attraente, come dimostra l’impatto che continua ad avere in quanti lo accostano senza pregiudizio. Giussani risveglia la sensibilità umana di chi lo incontra, e sollecita a un paragone per verificare il cristianesimo non come teoria, ma come pratica di vita. Don Angelo

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